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	<title>Commenti per cultcorner.info</title>
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		<title>Commenti su Testimonianze del 15 ottobre &#8211; Roma 2011 di admin-brond</title>
		<link>http://cultcorner.info/testimonianze-del-15-ottobre-roma-2011/#comment-1538</link>
		<dc:creator>admin-brond</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 06:15:52 +0000</pubDate>
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		<description>La parola ai “Black Block”, o come volete chiamarli.
http://www.resistenzacontinua.org/2011/10/17/la-parola-ai-black-block-o-come-volete-chiamarli/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La parola ai “Black Block”, o come volete chiamarli.<br />
<a href="http://www.resistenzacontinua.org/2011/10/17/la-parola-ai-black-block-o-come-volete-chiamarli/" rel="nofollow">http://www.resistenzacontinua.org/2011/10/17/la-parola-ai-black-block-o-come-volete-chiamarli/</a></p>
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		<title>Commenti su Testimonianze del 15 ottobre &#8211; Roma 2011 di admin-brond</title>
		<link>http://cultcorner.info/testimonianze-del-15-ottobre-roma-2011/#comment-1537</link>
		<dc:creator>admin-brond</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 19:50:20 +0000</pubDate>
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		<description>Roma, 15 ottobre. La violenza o le pratiche?

di Marco Rovelli

Eravamo tanti. La narrazione comincia da qui. Di questo dobbiamo far memoria. Eravamo tanti, un fiume in piena . E dobbiamo andare oltre, e prendere lezione, e costruire pratiche di movimento che adesso non ci sono.
Non è questione di violenza e non violenza, non è questa la questione. (Che poi, nulla è più violento del “sistema”, oggi, che ci sta portando via presente e futuro, nostro e del pianeta: ogni altra violenza, oggi, è in scala inferiore rispetto a questa). La violenza accade, può accadere, la Storia ce lo insegna che a volta deve accadere. A certe condizioni: se è razionale rispetto al scopo, dunque sensata e può produrre effetti reali in un contesto di strategia; se non vi sono altri mezzi possibili (e questo, per dire, esclude le autolegittimazioni di quella parte di movimento che rivendica gli scontri paragonando le pratiche della piazza romana a quelle di piazza Tahrir). Non siamo in presenza di queste condizioni. Ben miope è la mistica degli scontri di piazza. Che non si inseriscono in alcuna strategia politica, che non producono alcun effetto positivo, che contribuiscono a distruggere un movimento e non a costruirlo. In che cosa oggi siamo più vicini alla demolizione del sistema? In nulla.
E ancora – rispetto alla “narrazione” ufficiale dei media – non si parli di black bloc, con la retorica buoni indignati/cattivi venuti da fuori. E’ ovvio che i “caschi neri” sono parte del movimento, vengono da dentro: molti di quelli che ho visto a piazza S. Giovanni erano giovanissimi – loro erano gran parte delle falangi, e in questo – da un punto di vista sociologico, di composizione sociale – intravedo un’analogia con i riots londinesi (del resto non è un caso che Gran Bretagna e Italia condividano l’indice di diseguaglianza più alta d’Europa – e Roma ha la sua storia politica, ciò che si fa fisicamente presente in quei “più vecchi” che hanno preso parte agli scontri). Non si parli, perciò, neppure di infiltrati, ciò che costituisce per molti del movimento un bell’alibi.
La questione principale è un’altra. E’ la questione delle pratiche. Che devono essere condivise. Non si parassita un corteo che ha altri obiettivi e convocato con altre pratiche, non gli si impone la propria minoritaria presenza. Questa è la violenza peggiore. Imporre agli altri le proprie pratiche. Prendendo la testa in 300 di una manifestazione di 300mila persone e segnando il destino di quella manifestazione. E’ una questione di democrazia. Sommamente significativo che il grosso dei No Tav – i temibili valsusini! – li hanno contestati. In Val di Susa, per dire, nessuno era andato a dire che queste erano la pratiche della giornata. Eppure lassù sono abituati anche a certe pratiche conflittuali – solo, però (e si torna al primo punto), se sono sensate, “razionali rispetto allo scopo”.
La violenza di quei caschi neri si è esercitata anzitutto nei confronti di un movimento nel suo insieme. Un movimento che poteva iniziare da oggi, prendendosi le piazze. Come era stato fatto in piazza Tahrir, alla Puerta del Sol, a New York. L’anomalia italica continua.
PS Poi senti i Draghi e i Letta, e capisci molto di questa anomalia: dicono che le ragioni della manifestazione sono giuste, peccato per i violenti che non c’entrano nulla. Ma come? Noi eravamo lì contro di voi! Ma allora non ci ascoltate. Ed è noto che è il non-ascolto a produrre violenza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 15 ottobre. La violenza o le pratiche?</p>
<p>di Marco Rovelli</p>
<p>Eravamo tanti. La narrazione comincia da qui. Di questo dobbiamo far memoria. Eravamo tanti, un fiume in piena . E dobbiamo andare oltre, e prendere lezione, e costruire pratiche di movimento che adesso non ci sono.<br />
Non è questione di violenza e non violenza, non è questa la questione. (Che poi, nulla è più violento del “sistema”, oggi, che ci sta portando via presente e futuro, nostro e del pianeta: ogni altra violenza, oggi, è in scala inferiore rispetto a questa). La violenza accade, può accadere, la Storia ce lo insegna che a volta deve accadere. A certe condizioni: se è razionale rispetto al scopo, dunque sensata e può produrre effetti reali in un contesto di strategia; se non vi sono altri mezzi possibili (e questo, per dire, esclude le autolegittimazioni di quella parte di movimento che rivendica gli scontri paragonando le pratiche della piazza romana a quelle di piazza Tahrir). Non siamo in presenza di queste condizioni. Ben miope è la mistica degli scontri di piazza. Che non si inseriscono in alcuna strategia politica, che non producono alcun effetto positivo, che contribuiscono a distruggere un movimento e non a costruirlo. In che cosa oggi siamo più vicini alla demolizione del sistema? In nulla.<br />
E ancora – rispetto alla “narrazione” ufficiale dei media – non si parli di black bloc, con la retorica buoni indignati/cattivi venuti da fuori. E’ ovvio che i “caschi neri” sono parte del movimento, vengono da dentro: molti di quelli che ho visto a piazza S. Giovanni erano giovanissimi – loro erano gran parte delle falangi, e in questo – da un punto di vista sociologico, di composizione sociale – intravedo un’analogia con i riots londinesi (del resto non è un caso che Gran Bretagna e Italia condividano l’indice di diseguaglianza più alta d’Europa – e Roma ha la sua storia politica, ciò che si fa fisicamente presente in quei “più vecchi” che hanno preso parte agli scontri). Non si parli, perciò, neppure di infiltrati, ciò che costituisce per molti del movimento un bell’alibi.<br />
La questione principale è un’altra. E’ la questione delle pratiche. Che devono essere condivise. Non si parassita un corteo che ha altri obiettivi e convocato con altre pratiche, non gli si impone la propria minoritaria presenza. Questa è la violenza peggiore. Imporre agli altri le proprie pratiche. Prendendo la testa in 300 di una manifestazione di 300mila persone e segnando il destino di quella manifestazione. E’ una questione di democrazia. Sommamente significativo che il grosso dei No Tav – i temibili valsusini! – li hanno contestati. In Val di Susa, per dire, nessuno era andato a dire che queste erano la pratiche della giornata. Eppure lassù sono abituati anche a certe pratiche conflittuali – solo, però (e si torna al primo punto), se sono sensate, “razionali rispetto allo scopo”.<br />
La violenza di quei caschi neri si è esercitata anzitutto nei confronti di un movimento nel suo insieme. Un movimento che poteva iniziare da oggi, prendendosi le piazze. Come era stato fatto in piazza Tahrir, alla Puerta del Sol, a New York. L’anomalia italica continua.<br />
PS Poi senti i Draghi e i Letta, e capisci molto di questa anomalia: dicono che le ragioni della manifestazione sono giuste, peccato per i violenti che non c’entrano nulla. Ma come? Noi eravamo lì contro di voi! Ma allora non ci ascoltate. Ed è noto che è il non-ascolto a produrre violenza.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Testimonianze del 15 ottobre &#8211; Roma 2011 di admin-brond</title>
		<link>http://cultcorner.info/testimonianze-del-15-ottobre-roma-2011/#comment-1536</link>
		<dc:creator>admin-brond</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 19:48:36 +0000</pubDate>
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		<description>Chi fossero non ha molta importanza, quei 500, o poco più, che hanno impedito al corteo dei 500 mila di giungere fino a piazza San Giovanni. Di estrema destra, di estrema sinistra, skinhead di ogni colore, giovani semplicemente arrabbiati, pasticcioni borderline con inclinazioni verso la “sindrome di Londra” (sfascio tutto e mi porto a casa l’ iPad), sfondatori di bancomat e di distributori di benzina, incendiari di auto con l’idea che è così che si combattono le multinazionali, provocatori che giocano le loro partite su “suggerimenti” di non sappiamo chi. Insomma tutti abitanti di quella gabbia di matti in cui si sta trasformando questa società malata.

Certo che sono, per fortuna nostra, solo qualche centinaio. Per ora. Gli altri, i cinquecentomila che sono arrivati a Roma per dire che non vogliono Giulietto Chiesa pagare il debito, sono i rappresentanti di un’Italia che matta non è affatto e che sta velocemente prendendo coscienza del fatto che occorre organizzarsi per togliere il potere alla casta politica che ha tenuto bordone ai padroni della finanza internazionale e nazionale da cui è stata pagata. Tutta l’Italia ha così visto solo i disordini provocati dai facinorosi e non ha visto i 500 mila che la rappresentavano assai meglio. Non è una novità. Vuol dire che il mainstream si conferma per quello che è: cieco di fronte alla realtà, e interessato solo allo spettacolo.

Ma i 500 mila restano. E, stando ai sondaggi, rappresentano l’80 % degli italiani. A occhio e croce anche degli europei e degli americani. Vuol dire che le manifestazioni non cesseranno e, anzi, si estenderanno. E vorrà dire che dovremo tornare ai tempi gloriosi in cui i cortei si dotavano di un servizio d’ordine per proteggersi dagl’imbecilli e dai provocatori. Penso che sarà necessario perché la prevalenza del cretino (come scriveva il compianto professor Cipolla) è marcata, specie nei tempi di crisi. E questo lo si è visto bene sabato 15, quando la polizia ha mantenuto i patti con il corteo, e gli unici nemici che i 500 mila si sono trovati davanti avevano solo la divisa del cretino e portavano maschere e caschi per non farsi riconoscere.

(Giulietto Chiesa, “500 contro 500 mila”, da “Il Fatto Quotidiano” del 17 ottobre 2011).
Articoli collegati

    Scontri di Roma: è indecente collegarli alla val Susa
    Gli zombie della violenza che calpestano l&#039;Italia migliore
    Sfascisti codardi e perdenti, non spegnerete la nostra voce
    Se i soliti violenti oscurano la protesta degli Indignati
    Nuovo mondo: riscriviamo le regole per uscire dalla crisi
    Guerra civile europea: dalla cura Bce aspettiamoci il peggio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Chi fossero non ha molta importanza, quei 500, o poco più, che hanno impedito al corteo dei 500 mila di giungere fino a piazza San Giovanni. Di estrema destra, di estrema sinistra, skinhead di ogni colore, giovani semplicemente arrabbiati, pasticcioni borderline con inclinazioni verso la “sindrome di Londra” (sfascio tutto e mi porto a casa l’ iPad), sfondatori di bancomat e di distributori di benzina, incendiari di auto con l’idea che è così che si combattono le multinazionali, provocatori che giocano le loro partite su “suggerimenti” di non sappiamo chi. Insomma tutti abitanti di quella gabbia di matti in cui si sta trasformando questa società malata.</p>
<p>Certo che sono, per fortuna nostra, solo qualche centinaio. Per ora. Gli altri, i cinquecentomila che sono arrivati a Roma per dire che non vogliono Giulietto Chiesa pagare il debito, sono i rappresentanti di un’Italia che matta non è affatto e che sta velocemente prendendo coscienza del fatto che occorre organizzarsi per togliere il potere alla casta politica che ha tenuto bordone ai padroni della finanza internazionale e nazionale da cui è stata pagata. Tutta l’Italia ha così visto solo i disordini provocati dai facinorosi e non ha visto i 500 mila che la rappresentavano assai meglio. Non è una novità. Vuol dire che il mainstream si conferma per quello che è: cieco di fronte alla realtà, e interessato solo allo spettacolo.</p>
<p>Ma i 500 mila restano. E, stando ai sondaggi, rappresentano l’80 % degli italiani. A occhio e croce anche degli europei e degli americani. Vuol dire che le manifestazioni non cesseranno e, anzi, si estenderanno. E vorrà dire che dovremo tornare ai tempi gloriosi in cui i cortei si dotavano di un servizio d’ordine per proteggersi dagl’imbecilli e dai provocatori. Penso che sarà necessario perché la prevalenza del cretino (come scriveva il compianto professor Cipolla) è marcata, specie nei tempi di crisi. E questo lo si è visto bene sabato 15, quando la polizia ha mantenuto i patti con il corteo, e gli unici nemici che i 500 mila si sono trovati davanti avevano solo la divisa del cretino e portavano maschere e caschi per non farsi riconoscere.</p>
<p>(Giulietto Chiesa, “500 contro 500 mila”, da “Il Fatto Quotidiano” del 17 ottobre 2011).<br />
Articoli collegati</p>
<p>    Scontri di Roma: è indecente collegarli alla val Susa<br />
    Gli zombie della violenza che calpestano l&#8217;Italia migliore<br />
    Sfascisti codardi e perdenti, non spegnerete la nostra voce<br />
    Se i soliti violenti oscurano la protesta degli Indignati<br />
    Nuovo mondo: riscriviamo le regole per uscire dalla crisi<br />
    Guerra civile europea: dalla cura Bce aspettiamoci il peggio</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Testimonianze del 15 ottobre &#8211; Roma 2011 di admin-brond</title>
		<link>http://cultcorner.info/testimonianze-del-15-ottobre-roma-2011/#comment-1535</link>
		<dc:creator>admin-brond</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 19:47:09 +0000</pubDate>
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		<description>17 / 10 / 2011

Mentre scriviamo è in corso una maxi-operazione delle forze dell&#039;ordine, con perquisizioni e arresti. Quando tutto sarà finito, il piano della discussione sarà un altro: con buona probabilità si restringeranno gli spazi di libertà per tutti, lotte sociali comprese; ci si avviterà attorno al tema repressivo; le questioni che contano – costruire un&#039;alternativa alla dittatura della finanza ‒ verranno messe all&#039;angolo da un nuovo ordine del discorso. Forse andrà così, ma non necessariamente, se riusciamo ad esplicitare da subito un punto di vista radicale sui fatti di sabato.

Partiamo dall&#039;inizio. Sabato 15 ottobre a Roma c&#039;è stata una grandissima manifestazione, mezzo milione di persone hanno attraversato la capitale con la pretesa testarda di far pagare il debito a chi l&#039;ha prodotto, le corporation, le banche, gli hedge fund, i protagonisti di quel processo di trasformazione del mondo segnato dalla precarizzazione del lavoro e dalla finanziarizzazione dell&#039;economia. Mezzo milione a Roma, ma manifestazioni in 1.000 città e 82 paesi di tutto il pianeta terra: un nuovo movimento globale, consapevole e preparato si è messo in cammino, questo è ciò che effettivamente conta.

A Roma, e solo a Roma, occorre ricordarlo, la grandissima manifestazione è stata divisa e frammentata dagli incidenti con le forze dell&#039;ordine e non solo. Non condanniamo, non siamo un tribunale. Ma nella nostra parzialità esprimiamo un giudizio politico, come tutti dovrebbero avere il coraggio di fare. L&#039;unico modo per far fuori le semplificazioni giornalistiche che separano i buoni dai cattivi, la violenza e la non violenza, è dire con forza che le pratiche di conflitto, anche radicali, possono unire, connettere e costruire, ma possono anche dividere e distruggere. Le pratiche messe in campo da alcuni, pochi, durante la manifestazioni di sabato a Roma, hanno diviso il movimento, hanno messo in pericolo chi voleva manifestare (come definire altrimenti una macchina o un palazzo che brucia a due metri dal passaggio dell&#039;intero corteo?), hanno messo in crisi lo spazio pubblico e politico che quella manifestazione voleva costruire. Assumendo questa differenza, il nostro giudizio è chiaro, nettissimo. A San Giovanni, poi, è successo ancora altro. La reazione della polizia è stata scomposta e violentissima: l&#039;uso degli idranti, i caroselli contro l&#039;intera piazza. In risposta a questo fatto c&#039;è stato un gesto di resistenza più ampio che ha coinvolto altri giovani e giovanissimi che poco avevano avuto a che fare con chi, durante il percorso del corteo, aveva deciso di dividere il movimento, con pratiche di conflitto irresponsabili, oltre che inutili (bruciare macchine o cassonetti in via Labicana: altro che assedio ai palazzi del potere!), e che, soprattutto, aveva quasi come unico obiettivo, tutto politico, se non politicista, quello di colpire il Coordinamento 15 ottobre e la piazza, San Giovanni, dove dovevano esprimersi le lotte sociali e di certo non i partiti politici.

Ora, due giorni dopo, facciamo i conti con una scena inquietante e con un problema. La scena inquietante è quella definita da un nuovo dispositivo: la repressione “partecipata”, l&#039;appello alla “delazione di massa”. Che sia il Corriere della sera a promuovere la linea di Cameron e della sua Big Society, non ci stupisce, che sia il mondo dei social network, in autonomia, a definire questo processo, è cosa assai più drammatica. La raccolta “autogestita” dei materiali video e fotografici, utili a colpire i «violenti», ci parla di un mondo davvero complesso, che le retoriche e le pratiche che confondono ed equiparano i riots di Londra con il 14 dicembre, non solo non capiscono, ma finiscono per alimentare. Il dispositivo, appunto, è un rapporto: il rapporto tra delazione di massa e riots indiscriminati, le due cose, come ci ha dimostrato già Londra questa estate (vi ricordate i giovani che andavano a pulire la città?), viaggiano assieme, sono due facce di una stessa medaglia. E questo ci dovrebbe aiutare a fare piazza pulita anche di atteggiamenti linguistici e politici irresponsabili (pensiamo al proliferare di retoriche insurrezionaliste, agite solo per un giochino di posizionamento politico tra gruppuscoli che hanno nostalgia degli anni &#039;70), perché le parole che usiamo, a volte, producono mostri.

Il problema dei movimenti è semplice. Da adesso in poi non è più possibile eludere la discussione sulle forme di democrazia e sulla molteplicità espressiva dello spazio pubblico di movimento. Le lotte sociali, la generazione precaria, gli studenti e le resistenze operaie, le lotte ambientali e per i beni comuni, devono poter determinare in autonomia il loro modo di stare in piazza, di manifestare, di fare conflitto. Questo vuol dire che non è più possibile rinviare un ragionamento pubblico sulle forme di autoregolamentazione dei cortei, anche e soprattutto quando i cortei vogliono violare le zone rosse o semplicemente sfidare i divieti per invadere la città (come gli studenti hanno fatto negli ultimi tre anni). Come sia possibile una piazza plurale, ma nello stesso tempo democratica, è un problema di tutti, di tutte le lotte sociali, non è un problema di qualcuno, non è un problema dei centri sociali. Per questo la discussione deve essere aperta, per questo c&#039;è bisogno di essere tempestivi, perché il 15 ottobre non può e non deve consegnare il movimento al minoritarismo e al ghetto, perché il movimento non può condannarsi all&#039;impotenza, perché il conflitto, anche radicale e aspro, non può essere messo all&#039;angolo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>17 / 10 / 2011</p>
<p>Mentre scriviamo è in corso una maxi-operazione delle forze dell&#8217;ordine, con perquisizioni e arresti. Quando tutto sarà finito, il piano della discussione sarà un altro: con buona probabilità si restringeranno gli spazi di libertà per tutti, lotte sociali comprese; ci si avviterà attorno al tema repressivo; le questioni che contano – costruire un&#8217;alternativa alla dittatura della finanza ‒ verranno messe all&#8217;angolo da un nuovo ordine del discorso. Forse andrà così, ma non necessariamente, se riusciamo ad esplicitare da subito un punto di vista radicale sui fatti di sabato.</p>
<p>Partiamo dall&#8217;inizio. Sabato 15 ottobre a Roma c&#8217;è stata una grandissima manifestazione, mezzo milione di persone hanno attraversato la capitale con la pretesa testarda di far pagare il debito a chi l&#8217;ha prodotto, le corporation, le banche, gli hedge fund, i protagonisti di quel processo di trasformazione del mondo segnato dalla precarizzazione del lavoro e dalla finanziarizzazione dell&#8217;economia. Mezzo milione a Roma, ma manifestazioni in 1.000 città e 82 paesi di tutto il pianeta terra: un nuovo movimento globale, consapevole e preparato si è messo in cammino, questo è ciò che effettivamente conta.</p>
<p>A Roma, e solo a Roma, occorre ricordarlo, la grandissima manifestazione è stata divisa e frammentata dagli incidenti con le forze dell&#8217;ordine e non solo. Non condanniamo, non siamo un tribunale. Ma nella nostra parzialità esprimiamo un giudizio politico, come tutti dovrebbero avere il coraggio di fare. L&#8217;unico modo per far fuori le semplificazioni giornalistiche che separano i buoni dai cattivi, la violenza e la non violenza, è dire con forza che le pratiche di conflitto, anche radicali, possono unire, connettere e costruire, ma possono anche dividere e distruggere. Le pratiche messe in campo da alcuni, pochi, durante la manifestazioni di sabato a Roma, hanno diviso il movimento, hanno messo in pericolo chi voleva manifestare (come definire altrimenti una macchina o un palazzo che brucia a due metri dal passaggio dell&#8217;intero corteo?), hanno messo in crisi lo spazio pubblico e politico che quella manifestazione voleva costruire. Assumendo questa differenza, il nostro giudizio è chiaro, nettissimo. A San Giovanni, poi, è successo ancora altro. La reazione della polizia è stata scomposta e violentissima: l&#8217;uso degli idranti, i caroselli contro l&#8217;intera piazza. In risposta a questo fatto c&#8217;è stato un gesto di resistenza più ampio che ha coinvolto altri giovani e giovanissimi che poco avevano avuto a che fare con chi, durante il percorso del corteo, aveva deciso di dividere il movimento, con pratiche di conflitto irresponsabili, oltre che inutili (bruciare macchine o cassonetti in via Labicana: altro che assedio ai palazzi del potere!), e che, soprattutto, aveva quasi come unico obiettivo, tutto politico, se non politicista, quello di colpire il Coordinamento 15 ottobre e la piazza, San Giovanni, dove dovevano esprimersi le lotte sociali e di certo non i partiti politici.</p>
<p>Ora, due giorni dopo, facciamo i conti con una scena inquietante e con un problema. La scena inquietante è quella definita da un nuovo dispositivo: la repressione “partecipata”, l&#8217;appello alla “delazione di massa”. Che sia il Corriere della sera a promuovere la linea di Cameron e della sua Big Society, non ci stupisce, che sia il mondo dei social network, in autonomia, a definire questo processo, è cosa assai più drammatica. La raccolta “autogestita” dei materiali video e fotografici, utili a colpire i «violenti», ci parla di un mondo davvero complesso, che le retoriche e le pratiche che confondono ed equiparano i riots di Londra con il 14 dicembre, non solo non capiscono, ma finiscono per alimentare. Il dispositivo, appunto, è un rapporto: il rapporto tra delazione di massa e riots indiscriminati, le due cose, come ci ha dimostrato già Londra questa estate (vi ricordate i giovani che andavano a pulire la città?), viaggiano assieme, sono due facce di una stessa medaglia. E questo ci dovrebbe aiutare a fare piazza pulita anche di atteggiamenti linguistici e politici irresponsabili (pensiamo al proliferare di retoriche insurrezionaliste, agite solo per un giochino di posizionamento politico tra gruppuscoli che hanno nostalgia degli anni &#8217;70), perché le parole che usiamo, a volte, producono mostri.</p>
<p>Il problema dei movimenti è semplice. Da adesso in poi non è più possibile eludere la discussione sulle forme di democrazia e sulla molteplicità espressiva dello spazio pubblico di movimento. Le lotte sociali, la generazione precaria, gli studenti e le resistenze operaie, le lotte ambientali e per i beni comuni, devono poter determinare in autonomia il loro modo di stare in piazza, di manifestare, di fare conflitto. Questo vuol dire che non è più possibile rinviare un ragionamento pubblico sulle forme di autoregolamentazione dei cortei, anche e soprattutto quando i cortei vogliono violare le zone rosse o semplicemente sfidare i divieti per invadere la città (come gli studenti hanno fatto negli ultimi tre anni). Come sia possibile una piazza plurale, ma nello stesso tempo democratica, è un problema di tutti, di tutte le lotte sociali, non è un problema di qualcuno, non è un problema dei centri sociali. Per questo la discussione deve essere aperta, per questo c&#8217;è bisogno di essere tempestivi, perché il 15 ottobre non può e non deve consegnare il movimento al minoritarismo e al ghetto, perché il movimento non può condannarsi all&#8217;impotenza, perché il conflitto, anche radicale e aspro, non può essere messo all&#8217;angolo.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Testimonianze del 15 ottobre &#8211; Roma 2011 di admin-brond</title>
		<link>http://cultcorner.info/testimonianze-del-15-ottobre-roma-2011/#comment-1534</link>
		<dc:creator>admin-brond</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 16:41:17 +0000</pubDate>
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		<description>La Nazione Indiana: http://www.nazioneindiana.com/2011/10/16/roma-15-ottobre-la-violenza-o-le-pratiche/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La Nazione Indiana: <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/10/16/roma-15-ottobre-la-violenza-o-le-pratiche/" rel="nofollow">http://www.nazioneindiana.com/2011/10/16/roma-15-ottobre-la-violenza-o-le-pratiche/</a></p>
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		<title>Commenti su Testimonianze del 15 ottobre &#8211; Roma 2011 di admin-brond</title>
		<link>http://cultcorner.info/testimonianze-del-15-ottobre-roma-2011/#comment-1533</link>
		<dc:creator>admin-brond</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 16:33:39 +0000</pubDate>
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		<description>Senza Soste.it: http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Per-guardare-avanti/9704</description>
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		<title>Commenti su Testimonianze del 15 ottobre &#8211; Roma 2011 di admin-brond</title>
		<link>http://cultcorner.info/testimonianze-del-15-ottobre-roma-2011/#comment-1532</link>
		<dc:creator>admin-brond</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 16:24:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://cultcorner.info/?p=3365#comment-1532</guid>
		<description>By Global Project, more: http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Per-guardare-avanti/9704</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>By Global Project, more: <a href="http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Per-guardare-avanti/9704" rel="nofollow">http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Per-guardare-avanti/9704</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Testimonianze del 15 ottobre &#8211; Roma 2011 di admin-brond</title>
		<link>http://cultcorner.info/testimonianze-del-15-ottobre-roma-2011/#comment-1531</link>
		<dc:creator>admin-brond</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 16:20:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://cultcorner.info/?p=3365#comment-1531</guid>
		<description>ARTICOLI CORRELATI: http://www.libreidee.org/2011/10/servizio-dordine-se-500-cretini-zittiscono-500-000-italiani/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ARTICOLI CORRELATI: <a href="http://www.libreidee.org/2011/10/servizio-dordine-se-500-cretini-zittiscono-500-000-italiani/" rel="nofollow">http://www.libreidee.org/2011/10/servizio-dordine-se-500-cretini-zittiscono-500-000-italiani/</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Recensione in Italiano dell&#8217;album SkyDancer di AntiQuark per DSide Magazine di AntiQuark in tour</title>
		<link>http://cultcorner.info/recensione-in-italiano-dellalbum-skydancer-di-antiquark-per-dside-magazine/#comment-1512</link>
		<dc:creator>AntiQuark in tour</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 05:04:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://cultcorner.info/?p=1824#comment-1512</guid>
		<description>[...] gruppo ha 4 dischi all’attivo &#8211; l’ultimo disco: SkyDancer è uscito a fine Luglio 2008 sull’etichetta di New York – Hungry Eye Records- e 5 tour europei [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] gruppo ha 4 dischi all’attivo &#8211; l’ultimo disco: SkyDancer è uscito a fine Luglio 2008 sull’etichetta di New York – Hungry Eye Records- e 5 tour europei [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Nascita comitato di Piero Pieri</title>
		<link>http://cultcorner.info/nascita-comitato/#comment-1157</link>
		<dc:creator>Piero Pieri</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 10:50:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://cultcorner.info/?p=2323#comment-1157</guid>
		<description>sono programmista-regista alla RAI del Friuli Venezia Giulia con sede a Trieste
curo e conduco Jazz &amp; Dintorni, rubrica musicale radiofonica settimanale
( e autore/musicista )

mi piacerebbe ricevere maggiori informazioni sulla vostra iniziativa
cordiali saluti
Piero Pieri</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sono programmista-regista alla RAI del Friuli Venezia Giulia con sede a Trieste<br />
curo e conduco Jazz &amp; Dintorni, rubrica musicale radiofonica settimanale<br />
( e autore/musicista )</p>
<p>mi piacerebbe ricevere maggiori informazioni sulla vostra iniziativa<br />
cordiali saluti<br />
Piero Pieri</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La lotta di Marco, amnistia per l&#8217;Italia di cultcorner.info Blogzine La pena «utile» e la contro-rivoluzione politica Blogzine website by PropitQmò.info</title>
		<link>http://cultcorner.info/la-lotta-di-marco-amnistia-per-litalia/#comment-1114</link>
		<dc:creator>cultcorner.info Blogzine La pena «utile» e la contro-rivoluzione politica Blogzine website by PropitQmò.info</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 05:17:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://cultcorner.info/?p=2282#comment-1114</guid>
		<description>[...] i detenuti sono continuati a crescere di numero e a vivere in celle stipate oltre la decenza. Ora Marco Pannella sciopera per l&#8217;amnistia. L&#8217;amnistia è sempre un rimedio tardivo. A noi piacerebbe che fosse riformato il codice [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] i detenuti sono continuati a crescere di numero e a vivere in celle stipate oltre la decenza. Ora Marco Pannella sciopera per l&#8217;amnistia. L&#8217;amnistia è sempre un rimedio tardivo. A noi piacerebbe che fosse riformato il codice [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su 19 Giugno “STRADA DAL FISAR” a Poffabro di admin</title>
		<link>http://cultcorner.info/19-giugno-%e2%80%9cstrada-dal-fisar%e2%80%9d-a-poffabro/#comment-1061</link>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 08:34:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://cultcorner.info/?p=2278#comment-1061</guid>
		<description>sfidando il tempo, gli artisti stanno esponendo le loro opere: venite! belle opere, acqua buona (c&#039;è anche il vino buono), una bella e salutare passeggiata per il borgo, aria buona...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sfidando il tempo, gli artisti stanno esponendo le loro opere: venite! belle opere, acqua buona (c&#8217;è anche il vino buono), una bella e salutare passeggiata per il borgo, aria buona&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Mercoledì 23 febbraio la Capoeira per “Musiche dal Mondo” a Claut di admin</title>
		<link>http://cultcorner.info/capoeira-per-%e2%80%9cmusiche-dal-mondo%e2%80%9d-a-claut/#comment-901</link>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 05:41:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://cultcorner.info/?p=794#comment-901</guid>
		<description>Thanks for the welcome ceremony. I hope that Google will make a satisfactory translation!

Ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Thanks for the welcome ceremony. I hope that Google will make a satisfactory translation!</p>
<p>Ciao</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su MoonSplash2011 di MoonSplash 2011 &#124; webrond.net</title>
		<link>http://cultcorner.info/moonsplash2011/#comment-776</link>
		<dc:creator>MoonSplash 2011 &#124; webrond.net</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 May 2011 11:04:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://cultcorner.info/?page_id=1971#comment-776</guid>
		<description>[...] http://cultcorner.info/moonsplash2011/ [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] <a href="http://cultcorner.info/moonsplash2011/" rel="nofollow">http://cultcorner.info/moonsplash2011/</a> [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Mercoledì 23 febbraio la Capoeira per “Musiche dal Mondo” a Claut di Paris Magraw</title>
		<link>http://cultcorner.info/capoeira-per-%e2%80%9cmusiche-dal-mondo%e2%80%9d-a-claut/#comment-741</link>
		<dc:creator>Paris Magraw</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2011 23:38:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://cultcorner.info/?p=794#comment-741</guid>
		<description>Goodmornig, I have visited your site and I liked it. I found your site by search engine Google and I must say that the contents are very interesting. 

You visit my site : &lt;a href=&quot;http://elezioni.trieste.myblog.it&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;news 

&lt;/a&gt;Bye</description>
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<p>You visit my site : <a href="http://elezioni.trieste.myblog.it" rel="nofollow">news </p>
<p></a>Bye</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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