a Poffabro (PN) Giuseppe Malfattore espone per PICCOLE MOSTRE D’ARTE
dicembre 24, 2011 in Artisti, comunicati, iniziative, Mostra artistica, Mostre, News, pittura
Dal 22 DICEMBRE 2011 al 15 GENNAIO 2012
Giuseppe Malfattore espone a PICCOLE MOSTRE D’ARTE a Poffabro in piazza XX Settembre presso il Bar Le Monde
Giuseppe Malfattore nasce a Palermo nel 1963 dove consegue la maturità artistica.
Il suo periodo di formazione ha inizio con esperienze significative nel campo della fotoincisione, fotolito ed illustrazione, con la pubblicazione nel quotidiano “l’Ora” di illustrazioni di cronaca nera.
Trasferitosi a Spilimbergo (PN ) nel 1985, matura la sua inclinazione volta a rappresentare un mondo surreale e simbolico, popolato da figure inquietanti e misteriose.
Nel 1994-1995 realizza due esposizioni a Maniago (PN).
Nello stesso periodo entra in contatto con il fotografo Orio del Mistro e lo scultore Yglis Rigutto con cui partecipa ad un Happening artistico.
Dal 1993 al 1999, nell’ambito di una collaborazione con un ente statale esegue un importante ciclo di murales.
Nel 2000 decide di dar vita ad un suo antico sogno, ovvero documentare con macchina fotografica e blocco schizzi, la Verità della vita nei paesi lontani quali Iraq, Afghanistan, Egitto, Libano e Ucraina, lavorando e dipingendo nei luoghi martoriati dalle guerre.
In Iraq, in particolare, realizza un ciclo di 14 tavole dedicate alla via crucis, che generosamente dona alla chiesa cristiana locale. In Afghanistan, una sua pregevole Natività viene collocata nella sede locale dell’ambasciata italiana.
Artista attento e sensibile, in un progetto di collaborazione con organizzazioni umanitarie ha diretto in Libano un corso di disegno per i bambini orfani della guerra.
Nel 2009 riprende a dipingere ed espone nella galleria l’Escale di Spilimbergo, nel 2011 espone a Viareggio in una collettiva con artisti internazionali, e in alcune manifestazioni artistiche nella città di Palermo .
Attualmente vive ed opera a Lestans di Sequals .

“L’eredità spirituale del maestro Salvador Dalì si ritrova nei dipinti di Giuseppe Malfattore.”
Un lavoro lungo e paziente fanno della pittura di Giuseppe Malfattore un lungo discorso proporzionato alle varie gemme di colore e ai problemi attuali, che proiettano alla memoria di ogni singolo ammiratore, una profonda emozione, il gioco cromatico di questi dipinti provoca un ‘ipotesi avveniristica, una pagina nuova, inquietante anche … una nuova visione della tonalità assolutamente surrealistica… l’ossatura di un vero valore, di inquietudine e grandissimo dinamismo ora energetico, ora fortemente drammatico.
Emidio Di Carlo

“Critica di Giancarlo Bonomo”
L’indagine figurativa di Malfattore ruota attorno la complessità dei piani dell’inconscio presenti nell’Essere attraverso l’esperienza dell’umano divenire. La sua pittura , nella ricerca del particolare naturalistico e, in generale, del dettaglio simbolico , pone l’evidenza di un inquietante ed oscuro mondo psichico ricco di contraddizioni e paradossi , dove regnano incontrastate le dimensioni di Amore e Morte, e fanno da contorno le mele della tentazione, organi genitali e temerarie dissacrazioni teologiche. Malfattore entra dunque nelle pieghe recondite dell’inconscio smontando quel sistema di valori radicato e consolidato nella vita di ognuno. Egli si pone aldilà dei condizionamenti culturali, delle convinzioni religiose o filosofiche con personalissimo atteggiamento .In un certo senso, Malfattore gioca sempre sul filo di situazioni che non sono nell’apparenza dei fatti ma potrebbero sussistere nella costruzione della mente o negli imprevisti emozionali di istinti fuori controllo. Nel sopramondo dominato da situazioni estreme e grottesche, la mela fa la sua comparsa come filo conduttore di una favola rovesciata dove non c’è lieto fine o una morale precisa che riconduca al senso delle cose. La mitica mela del peccato certo indica la tentazione come dal significato simbolico primigenio, ma quand’essa si presenta aperta e sezionata evidenzia quel seme che è vita “ in nuce “ quella potenzialità vitale che può ritornare. Compaiono allora le mele aperte accanto le tombe nei suoi cimiteri metafisici con inquietanti figure di vescovi ( forse benedicenti ) che frettolosamente vi transitano. E qui Malfattore rappresenta la fine e rinascita della medesima scena, evocando quella Verità circolare del’eterno ritorno. Ecco, il paradosso dei suoi enigmatici cimiteri. Essi non vengono rappresentati nell’angosciosa atmosfera della tenebra ma dei colori della piena luce. Un elemento di solarità che contraddice il nero concetto e apre a nuove ( e forse sottili ) interpretazioni, non ultimo il riferimento alla terra di origine dell’artista, quella Sicilia inondata dai più brillanti colori che lo sguardo può contenere , evocata pure nelle rare rovine classiche che, come quinte teatrali , fanno da sfondo e completano l’insieme .Ma sono soprattutto le ricercate nudità dei corpi a dominare incontrastate le scene. I corpi femminili rappresentati con sciolta maestria, si offrono alla percezione senza risparmiare i dettagli anatomici. E qui l’erotismo è potente, esplicito. Nei nudi muliebri è forte e contrastante il richiamo alla nuova nascita che può generare il ventre della Donna madre e maestra, che dietro l’apparente giostra umana di vago sapore orgiastico ( sicuro riferimento ai baccanali ed ai riti dei tempi pagani nella Roma antica ), afferma il suo ruolo di centro indiscusso della vita terrena .L’eterno femminino, nel senso conferito da Goethe al concetto , si afferma quale Verità incontrovertibile che Malfattore a suo modo indaga nel teatro surreale che mescola elementi eterogenei in una partita a scacchi tra la Vita e la Morte . Come il ripetuto simbolismo della croce , che sottintende l’intersecarsi del cammino laterale con quello verticale di ascesi. . Siamo certi tuttavia di non sbagliare se identifichiamo nell’eccesso della provocazione . dissacrante dei valori etici, morali e religiosi, una soluzione di pensiero che muove in direzione opposta . Come dire: estremizzando un ceto tipo di concetto si richiama fortemente il suo contrario. In certe scuole filosofiche si sostiene che il pensiero del Nulla rafforza il Tutto, così come il Buio richiama la Luce .In tempi di progressivo degrado dei valori umani , questa pittura potrebbe essere lo specchio di una condizione umana dominata da un caos interiore popolato da fantasmi, simboli ambigui e paure immaginarie. Forse è un monito, un potente richiamo all’ordine attraverso l’analisi di un disordine che abita – o potrebbe abitare – l’inconscio collettivo di un umanità sempre più frastornata ed in balia di se stessa.
“novembre 2009 – Spilimbergo (PN), Galleria L’Escale Le mele di Malfattore.”
C’è stata molta attesa nei giorni precedenti la vernice di Giuseppe Malfattore, surrealista palermitano di idee trasgressive e colorate che mescola erotismo e religiosità, atmosfere cimiteriali e richiami orgiastici. Attesa e preoccupazione, soprattutto per la dinamica e gioviale gallerista Nèlida Toniutti alle prese con un allestimento a dir poco incandescente. Sì, perché Malfattore proprio a questo aveva puntato, in vista della mostra. Fare notizia, infrangere le barriere dell’ipocrisia, turbare le coscienze imperturbabili magari con il rischio di ricevere qualche legnata da un sacerdote di passaggio, così, a titolo di divina ammonizione. Ma tant’è. Ormai era fatta, tra ripensamenti e rimbrotti vari. Arrivo a Spilimbergo in una giornata autunnale apparentemente anonima e normale. Passeggio per le strade prima di giungere in galleria non senza qualche preoccupazione, viste le premesse. Arrivo nello spazio espositivo. Mi accoglie la Toniutti con un sorriso tirato ma cordiale. Guardo l’insieme delle opere. Il colpo d’occhio (ovvero la prima impressione che per me conta moltissimo poiché determina se vi sia o meno “la mostra” nel senso letterale) è notevole. Percepisco tanto colore, grandi dimensioni, forme sinuose. Dal generale passo al particolare, allo studio analitico dei contenuti e del dettaglio naturalistico. Mi accorgo che le scene sono incredibili, piene di richiami simbolici ed esoterici, di angeli e demoni, di vita e di morte. Eppoi corpi nudi, simboli fallici, genitali femminili estrapolati dal contesto, vescovi benedicenti in fuga, rovine di templi greci, crocifissioni e mele, tantissime mele ovunque. In una tela di grande formato, due donne nude siedono in una specie di prato inquietante, da incubo dechirichiano. Pare una colazione sull’erba. Fra loro, un grazioso maiale con un crocifisso al collo le contempla quasi compiaciuto. A quel punto, comincio a considerare che forse succederà qualcosa, tipo una denuncia o una scomunica. Prevedo scenari apocalittici. Penso che forse mi interromperanno o mi impediranno di proferire parola con lanci di verdure miste o frutta, chissà. Mi accorgo che la gallerista, in via precauzionale, ha tirato le tendine della galleria occultando la visuale dall’esterno. La gente comincia ad affluire. Decine e decine di persone entrano trattenendo stupore e ilarità. Malfattore è soddisfatto, beato fra i consensi palesi ed i dissensi (assai pochi) taciuti. Inizio la presentazione in un clima da teatro dell’assurdo di Ionesco. Cala un silenzio surreale. Ci siamo. Nella trattazione critica, sottolineo forse la cosa principale: la dimensione oscura dell’inconscio, il suo apparente disordine ed il probabile linguaggio codificato in un ordine, secondo quanto sosteneva Lacan, il grande psicanalista francese del novecento. In quella mezz’ora, mi accorgo di percepire in sala una varietà di stati d’animo da manuale di psicanalisi. Ma, il clima generale è positivo. Il messaggio pare sia arrivato. Il pubblico, convinto, sta dalla nostra parte. Applausi. Chiamo Malfattore. E’ piacevolmente emozionato ed entusiasta. Legge una specie di epistola interiore che pare un proclama liberatorio di ringraziamento per tutti. Poi chiama la dolcissima moglie Giovanna che arriva con dei cesti di mele da offrire ai presenti. Nessun lancio in arrivo! Nel giardino dell’Escale possiamo mangiarle tranquillamente. Mi guardo intorno. Non vedo diavoli tentatori né angeli con le spade pronti alla cacciata. Per fortuna i tempi sono cambiati. Con Malfattore, ne addentiamo una ciascuno. Credo di non aver mai mangiato una mela così gustosa.

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