Negli anni 70 faceva il cantautore “contro”, ma sta ancora chiedendosi contro chi abbia combattuto. Era talmente contro che rifiutò qualsiasi contratto discografico. Lo ascoltò ad un concerto Ivan Della Mea, allora direttore dei “Dischi del Sole”, che gli spedì una lettera con la richiesta di una registrazione (oggi si chiama demo) e Rocco gli inviò una cassetta registrata dal vivo praticamente inascoltabile. Della Mea gli scrive nuovamente chiedendogli un prodotto migliore, e cosa risponde il nostro eroe? “Caro Ivan, il valore dei miei concerti è manifestato dal rapporto a volte conflittuale col pubblico, quindi non ho interesse ad incidere canzoni senza una logica di lotta”. Della Mea non scrisse più e Rocco sta ancora meditando. Fino alla fine dei 70 ha suonato dappertutto, dalla Sardegna alla Sicilia, nelle fabbriche, nei teatri, alle Feste dell’Unità, per i circoli anarchici, per gli emigranti in Olanda e in Germania.
Nel 79/80 va negli Stati Uniti per ragioni economiche e lo troviamo dapprima su una nave da crociera a sollazzare musicalmente i turisti americani nel tragitto New York-Bermude, poi, stanco di quella vita, si trasferisce a Los Angeles dove canta le sue canzoni nei locali e con sorpresa si accorge di essere apprezzato più che in patria (forse perché il pubblico non comprende i testi).
Rientrato in Italia ricomincia con i concerti proponendo recital musicali e teatrali, proprio perché la sua passione è sempre stata il teatro sia per adulti che per bambini e infatti ha lavorato per anni con la “Compagnia Attori Associati” il cui repertorio era costituito soprattutto da spettacoli per l’infanzia; inoltre scrive libri e registra qualche disco. Insomma, ha fatto un sacco di altre cose, ma la noia dei curriculum troppo lunghi ci fa desistere.
BURTONARIO della Musica
Il Burtonario della Musica (semiserio e incompleto ad uso di musicisti e idraulici) è l’ennesima creazione di Rocco Burtone, musicista,scrittore e altro. E’ un manuale e una biografia, una raccolta di ricordi personali e racconti lunghi. Oltre che, per dirla con le parole della prefazione di Angelo Floramo, ‘uno scritto eretico e corsaro senza organo né costrutto’. Scritto con l’intenzione‘di fare male’ e di andare, al solito, controcorrente, come il cantautore fa ormai da quattro decenni, il ‘Burtonario’ pubblicato dalle Edizioni del Sale è lo specchio – già nel titolo – di un autore esagerato e per scelta politicamente scorretto, che punta sempre a svelare la nudità del re.
Andrea Ioime
È una Udine inedita, una Udine “altra”, ribelle e visionaria quella che emerge da questo romanzo, eppure vera, perché l’invenzione narrativa si inserisce in un contesto reale che qui è rappresentato dalle bellissime foto di Piermario Ciani. In quegli anni Settanta ad Udine c’era un circolo anarchico, un centro sociale (marginale? Emarginato dai mass media piuttosto; ma anche orgogliosamente autoemarginantesi rispetto alla cultura ufficiale) in cui musica, cultura e storia locale si intrecciavano con quelle del mondo.
Alessandra Kersevan
proposte teatrali-musicali.
Incontri Probabili
Con Rocco Burtone, Arno Barzan, Angelo Floramo, Ludovica Burtone e altri ospiti a sorpresa.
Regia Rocco Burtone.
RODARI ed ENDRIGO incontrano LA CANZONE PER BAMBINI
Dalla collaborazione del grande scrittore per l’infanzia e del grande cantautore nacquero canzoni indimenticabili. Lo spettacolo è un percorso tra le fiabe e filastrocche di Rodari, la canzoni di Endrigo e i canti popolari friulani che servivano a far festa nell’aia.
CI VUOLE UN FIORE, GIROTONDO INTORNO AL MONDO, IL PAPPAGALLO ecc…
Lo spettacolo è molto coinvolgente ed è adatto sia ad un pubblico adulto che ai bambini.
Nota: Rocco Burtone è stato uno degli organizzatori di “Canzoni di confine”, di cui Endrigo era direttore artistico e in due CD ha inciso la sua canzone “Mille lire” tradotta in friulano “Mil francs”. Ha anche avuto la fortuna di conoscere telefonicamente Rodari del quale ha musicato una parte della poesia “Il pane” che è inserita nel CD “Canto bambino”. Il titolo del brano è “Se” ed esiste una versione in friulano tradotta da Stefano Montello e cantata da Cristina Mauro.
MODUGNO e DE ANDRE’ incontrano PAVESE e PASOLINI
Racconto-incontro tra parole e musica tra i grandi della letteratura e i grandi della canzone d’autore.
Da una parte due cantautori e dall’altra due poeti e scrittori: cosa accade se si incontrano? La risposta non è facile, ma crea da subito curiosità se si conoscono i protagonisti di questa avventura.
Ne verrà fuori uno spettacolo che, partendo da un canovaccio di improvvisazione, è difficile da immaginare. Ascolteremo quindi diverse contaminazioni tra le poesie di Pavese e quelle friulane di Pasolini e le canzoni di Modugno-De Andrè dei quali verranno interpretati anche alcuni brani che li hanno resi famosi: AMARA TERRA MIA, RESTA CU’MME, VECCHIO FRACK, TU SI’ ‘NA COSA GRANDE del primo e AMORE CHE VIENI AMORE CHE VAI, CANZONE DELL’AMORE PERDUTO, VIA DEL CAMPO, LA CANZONE DI MARINELLA, IL PESCATORE di De Andrè. Intuibile il tema della serata che è la terra, sia madre che matrigna.
Durante lo spettacolo verrà proposto un brano di De Andrè ancora sconosciuto, perché non era mai stato registrato ed è stato ritrovato per caso in mezzo a ore ed ore di registrazioni di prova.
MUSICA MIGRANTE
Una narrazione musicale che dalla classica arriva alla musica Friulana e Siciliana e Klezmer e altro ancora, fino al blues e alla Czarda. Tra musica popolare a letture, si attraversa mezzo mondo e le sorprese non mancano. Un percorso difficoltoso, in cui problemi di emigrazione e di razzismo vengono trasmessi all’ascolto dello spettatore, affinché le coscienze si aprano al respiro del grido di chi ha patito le ingiustizie e per ricordare che ancora molto c’è da fare.
La Czarda di Monti chiuderà la serata, a testimoniare che la musica non si è mai posta problemi di confini e che uno dei brani ungheresi più famosi al mondo, è stato scritto da un italiano. Alcuni titoli: MAREMMA AMARA, STELUTIS ALPINIS, VITTI ‘NA CROZZA, AL VAIVA LU SORELI, I BELIEVE TO MY SOUL, TANTO PE’ CANTA’, LA MAZA ecc…
Questo spettacolo è rappresentato da una decina di artisti il cui numero può essere ridotto in situazioni ristrette (biblioteche o sale consiliari).
FINE (Canzone del disordine)
E’ un racconto tratto dal romanzo “Canzone del disordine” e dal CD “Fine”, ambientato tra Udine e Spilimbergo e… tra la fine degli anni 60 e 70, teatrale e musicale, che narra di un Friuli tra centri sociali, circoli culturali, giovani rivoluzionari e i sogni di una generazione che credeva di riuscire a cambiare una società che ai più sembrava corrotta, arretrata e reazionaria. Le canzoni parlano di Udine, di via Mantica, in cui “il tempo si è fermato e Iddio non si è fermato mai”. Ma anche di un Friuli antico, dove
La none tal curtîl cun la blave tes mans sberlave a lis gjalinis,
Une chalade al cîl, ce disaran mai i nui,
Prejere di decembar “Pai Nadâl puartimi charvon
Che jo puedi schaldami, par no immalami,
Che jo puedi gjoldi di chest biel plasè”.
E ancora il Friuli del terremoto
Che bello dopo il terremoto, tutti a scavare, i ricchi a pregare.
Che bello dopo il terremoto, quante medaglie, quanti sorrisi.
Uno spettacolo a tratti amaro ma anche divertente
Carosello, TV sette, la partita non parliamo
e la radio, “viva viva il Vaticano,”
Roma bella, Roma mia, le baracche e così sia,
c’è pur sempre la divina lotteria
e la corse dei cavalli, i concerti e gli intervalli,
pure il festival chissà, sarà la felicità,
ma il povero che dice, il povero che fa,
a Sanremo cerca la felicità.
Testi e musiche di Rocco Burtone.
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